Seme di erba medica, ecco il prezzo per la campagna 2026

Definito il valore di liquidazione: una buona opportunità per le imprese agricole delle Marche
Economia
di Alberto Maria Alessandrini

Il Comitato Economico dell’Accordo Interprofessionale per le Sementi Foraggere si è riunito recentemente per fissare il prezzo orientativo di liquidazione del seme di erba medica certificata per la campagna 2026, stabilendolo a 2,80 euro al chilo (riferito a prodotto pulito, calo 0%). Cifra che dovrà rappresentare un punto di riferimento per tutte le transazioni che si svolgeranno durante la prossima stagione.

Il valore fissato per il 2026 segna una tappa fondamentale in un decennio caratterizzato da oscillazioni senza precedenti. Se guardiamo all’andamento storico, per anni (2016-2020) il prezzo del seme si è mantenuto stabile tra 1,50 e 1,90 €/kg. Tuttavia, il biennio 2023-2025 ha visto una vera e propria fiammata dei listini, con liquidazioni record che hanno toccato i 4,40 – 4,80 €/kg, spinti dalla scarsità di prodotto causata da eventi climatici estremi, come l’alluvione in Romagna.
Il prezzo attuale di 2,80 €/kg rappresenta quindi un “atterraggio morbido”: un valore che, sebbene inferiore ai picchi speculativi dell’emergenza, dovrebbe garantire una redditività superiore alla media storica del decennio, offrendo quella tutela economica necessaria ai produttori per programmare la stagione con serenità.

In questo scenario, la regione Marche si conferma una delle prime realtà italiane, non solo per la produzione di foraggio ma soprattutto per la moltiplicazione del seme certificato. Insieme all’Emilia-Romagna, il nostro territorio rappresenta il bacino d’elezione per questa coltura, grazie a condizioni pedoclimatiche ideali che garantiscono sementi di alta germinabilità e vigore.

Essere ai vertici nazionali significa per le aziende marchigiane poter beneficiare direttamente degli strumenti dell’Accordo Interprofessionale. Il prezzo orientativo di 2,80 €/kg non è infatti un semplice numero, ma un riferimento contrattuale che vorrebbe proteggere l’agricoltore, garantendo una base minima di liquidazione anche qualora le ditte sementiere non ritirassero l’integrale produzione. Accordi che, tuttavia, devono comunque scontrarsi con il libero mercato e la mancanza di norme che impediscano transazioni al di fuori degli accordi fra le categorie.

L’erba medica, oggi, nonostante il drastico calo della zootecnia a livello regionale, rappresenta ancora una fra le poche alternative rimaste per garantire un minimo di rotazione. L’essenza miglioratrice per eccellenza, fondamentale per arricchire il suolo di azoto e ridurre l’uso di concimi chimici. L’auspicio è che questo nuovo prezzo di equilibrio possa sostenere la programmazione colturale in un periodo in cui i cambiamenti climatici e l’instabilità dei mercati mettono a dura prova la sopravvivenza stessa di molte aziende.

Tags: erba medica, in evidenza

Suggeriti

Detrazioni Irpef per i giovani con terreni in affitto
Grano duro, la CUN sta affossando le imprese agricole

Da leggere