Domenica 15 febbraio, ad Acqualagna, si terrà il convegno annuale sulla coltivazione del tartufo, in occasione della 41ª Fiera del Tartufo Nero Pregiato. L’iniziativa riunirà università, esperti di vivaistica e tartuficoltori locali e nazionali per fare il punto sul settore e discutere le prospettive future della tartuficoltura nelle Marche.
Tra i relatori confermati ci saranno Elena Viganò e Antonella Amicucci, docenti dell’Università di Urbino, Cristiano Peroni di AMAP Regione Marche e Matteo Galletti, vivaista esperto, che porteranno approfondimenti tecnici sulle pratiche di tartuficoltura e sulle potenzialità delle tartufaie controllate. Saranno inoltre presenti testimonianze dirette di tartuficoltori, tra cui Paolo Valdambrini di San Giovanni d’Asso, Alessio Fabri da Bologna e Cesare & Rossana rappresentanti di una realtà locale.
«L’obiettivo è favorire lo sviluppo del comparto agricolo e condividere esperienze concrete – spiega Paolo Topi, vicepresidente della Federazione Italiana Tartuficoltori Associati e vicepresidente dell’Associazione Tartuficoltori di Acqualagna – con focus particolare sul tartufo bianco, ancora poco normato rispetto al nero, ma di grande interesse per i tartuficoltori della regione. Emergerà con chiarezza che la tartuficoltura rappresenta una concreta opportunità per le aree interne, ma che l’attuale normativa regionale, tra durate limitate, vincoli di superficie e incertezze sul diritto di raccolta, non favorisce gli investimenti necessari a trasformare questa potenzialità in un reale motore economico e territoriale».
La produzione marchigiana: bianco e nero
Le Marche rappresentano un territorio di rilevanza nazionale per entrambe le varietà di tartufo. La produzione del tartufo bianco (Tuber Magnatum Pico) si attesta tra 15 e 20 tonnellate, pari al 40% della produzione italiana, su circa 3.600 ettari di tartufaie coltivate. Il tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum) raggiunge 10-12 tonnellate, distribuite su circa 2.000 ettari, con poli produttivi nel Sud Marche, nelle aree interne del Piceno e dell’alto Fermano, e nel Nord Marche, tra Pesaro Urbino, Val Metauro e Montefeltro. Complessivamente, i tartufai tesserati nella regione superano i 12.000, mentre il valore commerciale stimato del bianco si aggira sui 6 miliardi di euro.
Nonostante la rilevanza della produzione, entrambe le varietà devono affrontare criticità complesse. Il tartufo bianco presenta problemi legati al clima, alla rigenerazione degli areali e alle pratiche di raccolta, rendendo la tartuficoltura controllata una necessità per garantire la produttività e la tutela del territorio. Dato il problema delle basse raccolte è infatti indispensabile intervenire con pratiche agricole mirate, come la potatura, l’eliminazione delle piante vecchie e la piantumazione di nuove tartufaie, così da aumentare la fertilità e la produttività dei terreni.
Il tartufo nero, pur più strutturato e con regole più chiare, deve confrontarsi con eventi climatici avversi e la concorrenza di nuovi mercati internazionali, in particolare dalla Spagna, dove negli ultimi anni si è investito in tartuficoltura intensiva e in nuove tecnologie per valorizzare la produzione.
Normativa e prospettive di sviluppo

Come ricordato da Topi, la normativa regionale rappresenta un freno significativo, soprattutto per il bianco, dove le concessioni durano solo cinque anni, mentre sarebbero necessari almeno dieci anni per vedere risultati concreti. Ai problemi della durata si sommano le incertezze sul diritto di raccolta, particolarmente per i terreni pubblici e per i tartufai liberi, e i vincoli di superficie che, insieme a procedure burocratiche complesse, scoraggiano l’avvio di nuove tartufaie. «Il convegno servirà a mettere in luce queste criticità – spiega – e a sottolineare che senza un intervento normativo mirato la tartuficoltura rischia di non poter esprimere appieno le sue potenzialità economiche e territoriali».
Esperienze sul campo e testimonianze
Saranno presentati tre casi concreti di tartuficoltura del bianco. La prima esperienza proveniente da San Giovanni d’Asso, Montalcino, dove diversi tartuficoltori hanno sviluppato un progetto collettivo di tartufaie controllate, coordinando interventi e pratiche comuni. Una seconda esperienza arriva da Bologna, con un progetto innovativo fuori regione che offre spunti di confronto sulle tecniche e sull’organizzazione delle tartufaie. Infine, l’esperienza di due tartuficoltori locali marchigiani che racconteranno le proprie esperienze dirette, illustrando le difficoltà quotidiane, le scelte adottate per incrementare la fertilità dei terreni e garantire una produzione più costante.









