Mentre il mondo agricolo invoca semplificazione e prezzi giusti (soprattutto per il grano duro), la burocrazia risponde con nuove stringhe di codice e adempimenti digitali. Con il provvedimento del 18-19 marzo 2026, infatti, l’Agenzia delle Entrate ha reso operative le regole per l’inserimento del codice CUN nelle fatture elettroniche. Quella che veniva presentata come un’operazione di “trasparenza” rischia di rivelarsi, per l’ennesima volta, un aggravio inutile per i produttori, nuovamente soffocati da un sistema politico/amministrativo che sembra ignorare la realtà del lavoro all’interno delle aziende agricole.
Per ogni prodotto venduto che rientri nell’ambito di una Commissione Unica Nazionale (CUN), l’agricoltore non potrà più limitarsi a descrivere la merce, ma dovrà “istruire” il proprio software gestionale per compilare campi specifici del tracciato dove siano indicati i codici identificativi del prodotto, prelevati dall’elenco ufficiale del Ministero dell’Agricoltura (MASAF). Non solo si dovrà indicare il Grano Duro, ma specificare se si tratti di frumento Fino Alto Proteico, Convenzionale, Mercantile et.. oppure di Suinetti Lattonzoli da 7 kg oppure da 15 kg oppure Magroni da 50 kq e così via. Decine di nuovi codici che riguardano anche uova, carni fresche e conigli da inserire correttamente al momento dell’emissione della fattura e che possono variare a seconda della zona d’Italia in cui ci si trovi.

Un sistema di monitoraggio che non garantisce il reddito ma che ha come obiettivo dichiarato alimentare i report delle Commissioni Uniche Nazionali con dati reali per “migliorare l’affidabilità delle rilevazioni di mercato”. I dati di vendita (quantità, unità di misura e prezzo complessivo) verranno infatti trasmessi settimanalmente e resi disponibili in forma aggregata e anonima tramite la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND).
Si chiede, quindi, all’agricoltore di farsi carico di un nuovo onere comunicativo per alimentare un sistema (la CUN) che, finora, era stato venduto come strumento di protezione del suo reddito dalle speculazioni di mercato.
Per un produttore, soprattutto se piccolo agricoltore, ogni nuova riga da compilare in fattura non è “solo un codice”, ma significa costi di aggiornamento dei software o maggiori spese per il consulente fiscale, rischio di errori e sanzioni per una mera dimenticanza formale e perdita di tempo del quale si sarebbe fatto volentieri a meno.
Se la trasparenza è un valore condivisibile è altrettanto vero che non può essere perseguita scaricandone interamente il peso operativo sulla parte più debole della filiera. Senza interventi strutturali sui prezzi e sulla riduzione della burocrazia, il codice CUN rimarrà l’ennesima sigla che complica la vita a chi produce il cibo e basta.









