Le Marche si confermano ancora una volta la prima regione italiana per la produzione di girasole, una coltura che rappresenta uno dei pilastri dell’agricoltura regionale e una delle poche colture da rinnovo ancora in grado di garantire sostenibilità agronomica ed economica alle imprese agricole. Sono oltre 100.000 gli ettari di girasole coltivati ogni anno in Italia, circa un terzo dei quali seminati nelle Marche (con rese medie che negli ultimi anni si sono attestate intorno ai 24/25 q.li ettaro).
Il 2026, tuttavia, sta mettendo nuovamente alla prova i produttori locali. L’andamento della stagione evidenzia una situazione molto eterogenea sul territorio regionale, con uno sviluppo delle colture “a macchia di leopardo”: in alcune aree le semine hanno dato origine a investimenti uniformi e ben sviluppati (grazie anche agli investimenti tecnici ed agronomici delle aziende), mentre in altre le giovani piante hanno subito pesanti ripercussioni a causa di fattori esterni, primi fra tutti i danni provocati dai piccioni, una criticità ormai cronica che continua a compromettere le fasi iniziali della coltivazione e sul quale gli Atc si muovono in ordine sparso.
Le difficoltà che gli agricoltori sono chiamati ad affrontare, però, sono ormai numerose e di diversa natura. Alcune gestibili attraverso un’attenta tecnica colturale, come nel caso degli attacchi di lumache ed elateridi; altre richiedono invece un impegno sempre più concreto e coordinato da parte delle istituzioni.

“La possibilità di utilizzare, nell’ambito della lotta integrata, la metaldeide sul 50% della superficie o di distribuirla mediante semina localizzata – ricorda Renato Frontini, presidente di AMAP – rappresenta un importante strumento di controllo dei limacidi (lumache) responsabili della distruzione delle piante di girasole non appena emergono dal terreno. Una scelta fatta dalla Regione Marche per coniugare redditività aziendale e sostenibilità ambientale, senza precludere la possibilità di accedere all’eco-schema della Pac”.
A queste problematiche si aggiungono, però, le sempre più frequenti anomalie climatiche, ormai difficilmente prevedibili. Le precipitazioni del mese di giugno sono risultate estremamente disomogenee: in alcune aree della regione, come il sud della provincia di Ancona, le piogge sono state pressoché assenti, aggravando una situazione di forte stress idrico, soprattutto nelle aree collinari prive di impianti irrigui. In altri territori, invece, gli eventi meteorologici si sono manifestati con particolare intensità, causando danni localizzati: forti raffiche di vento nell’area di Fano e Senigallia e violente grandinate tra Staffolo e l’Alta Vallesina hanno compromesso lo sviluppo delle colture in diversi appezzamenti determinando allettamenti.

Una situazione che conferma una tendenza ormai consolidata. Già nel 2025, come nelle quattro annate precedenti, le elevate temperature abbinate alla carenza idrica avevano coinciso con le fasi più sensibili del ciclo produttivo del girasole. Per tutta la stagione le temperature si erano mantenute al di sopra delle medie climatiche, con scostamenti che nel mese di giugno avevano raggiunto anche i cinque gradi centigradi in alcune località. Anche in quell’annata la distribuzione delle precipitazioni era risultata molto irregolare, influenzando significativamente le rese nelle diverse aree produttive. Nonostante ciò, il bilancio finale era stato complessivamente positivo, con produzioni soddisfacenti anche nelle Marche, pur penalizzate dalla limitata disponibilità idrica estiva. Condizioni che, al momento, si stanno ripetendo anche per il 2026.
L’esperienza degli ultimi anni dimostra come il girasole sia una coltura resiliente, ma sempre più esposta agli effetti dei cambiamenti climatici e alle criticità legate alla gestione del territorio. Per questo motivo è indispensabile continuare a investire nella ricerca, nell’innovazione varietale, nella difesa delle colture e nella disponibilità di strumenti tecnici e assicurativi che consentano alle aziende di affrontare una crescente variabilità climatica.

A tal proposito Alessandro Bettini, direttore di Confagricoltura Ancona ricorda come “da anni la nostra Organizzazione porta avanti un confronto costante con le istituzioni regionali e nazionali affinché al girasole venga riconosciuto il ruolo strategico che merita all’interno dell’economia agricola marchigiana. Si tratta infatti di una coltura fondamentale non soltanto per le rotazioni agronomiche e per la sostenibilità dei sistemi produttivi, ma che può esprimere un valore ben più ampio anche in termini di tutela del paesaggio.”
Accanto all’importanza economica e ambientale, infatti, il girasole rappresenta infatti anche un patrimonio paesaggistico e turistico della regione. Ogni estate la spettacolare fioritura trasforma le vallate marchigiane in distese di colore che attirano visitatori, fotografi e appassionati, contribuendo a valorizzare il territorio e rafforzando il legame tra agricoltura, ambiente e turismo rurale.
Un comparto strategico che caratterizza l’agricoltura ed il paesaggio marchigiano e che, forse, meriterebbe ancora più attenzione.









