Non si placa la protesta del mondo agricolo marchigiano contro l’aumento dei costi (oltre il 120%) imposti dal Consorzio di Bonifica per il comprensorio del Musone. Dopo le forti prese di posizione degli operatori e di alcune organizzazioni, con Confagricoltura in prima linea, e le vicende già affrontate dalle pagine di Marche Agricole, la questione approda ufficialmente anche nelle aule dei Consigli comunali territoriali.
Il problema aveva già visto un passaggio in Regione con un’interrogazione formale presentata dal consigliere regionale Giacomo Rossi. In quell’occasione, le istanze degli agricoltori, però, avevano trovato come riscontro soltanto una generica difesa d’ufficio dell’operato del Consorzio portata avanti dall’assessorato all’agricoltura.
La scorsa settimana il dibattito è arrivato nell’aula del Consiglio Comunale di Osimo (uno dei Comuni con più territorio interessato dal sistema irriguo di bacino), spinto da un’interrogazione del gruppo di minoranza Progetto Civico. Il capogruppo Matteo Sabbatini ha infatti chiesto chiarimenti all’Amministrazione per capire se fosse al corrente dei pesanti rincari sulle aziende del territorio facendosi portavoce della protesta.

“La risposta della sindaca Glorio è stata sconcertante nella sua semplicità: non avendo Osimo un proprio rappresentante formale nel Consorzio, l’Amministrazione non sarebbe stata informata dell’aumento e i consiglieri, così come gli agricoltori osimani, avrebbero dovuto rivolgersi agli altri sindaci del territorio. evidenzia Matteo Sabbatini, capogruppo Progetto Civico che ha poi ribadito come la mancanza di un delegato diretto non esuli un Comune importante come Osimo dal mantenere interlocuzioni istituzionali a tutela dei propri cittadini e del settore primario.
Da parte sua, la sindaca Michela Glorio ha spiegato che, alla luce delle interlocuzioni richieste proprio a seguito dall’interrogazione, il Consorzio di Bonifica ha inviato una nota esplicativa all’amministrazione osimana.

Documento che riporta, però, le medesime motivazioni già presentate un mese prima in Consiglio Regionale (costi troppo differenziati per comprensori, spese di gestioni aumentate a causa dell’impennata dei prezzi e dell’inflazione, etc..), dal quale emergerebbe, però, anche una sorta di indirizzo – se non di vera e propria responsabilità – della Regione Marche fin da subito a conoscenza della questione. Un ‘operazione volta a “adeguare la tassazione del Musone a quella degli altri comprensori per la quale va la nostra solidarietà agli agricoltori ma basata – in base a quanto comunicato dal Consorzio ndr- su criteri oggettivi.” secondo quanto dichiarato dalla sindaca Glorio in consiglio comunale.
L’impressione generale resta, tuttavia, sconfortante: indipendentemente dal colore politico o dal livello amministrativo (Comuni, Regione o Consorzio), le istituzioni sembrano impegnate in un continuo rimpallo di responsabilità. Fatto salvo rarissime eccezioni di amministratori pubblici che non hanno mancato di far sentire la propria voce (non solo il Vicepresidente dell’Assemblea Legislativa Giacomo Rossi od il Consigliere di Osimo Matteo Sabbatini ma anche il sindaco di Santa Maria Nuova Alfredo Cesarini) quasi nessuna presa di posizione ufficiale contro tale decisione è stata assunta sul piano politico od istituzionale. Nel frattempo, gli agricoltori continuano a subire passivamente aumenti e balzelli in un momento storico già drammatico per la tenuta economica del comparto.









