Convocati gli Stati Generali dell’Agricoltura, tante aspettative

L'assessore regionale Rossi: "Basta gestire la quotidianità". Alessandrini (Confagricoltura): "Si parta da un'analisi dei contributi erogati negli ultimi 15 anni e dei risultati prodotti"
Economia
di Francesco Cherubini

L’assessore regionale Enrico Rossi ha annunciato, per il prossimo 16 febbraio, la convocazione degli Stati Generali dell’Agricoltura. Serviranno a “definire la matrice generale di quella che sarà l’azione strategica da un lato per accompagnare la conclusione dell’attuale programmazione del CSR e, dall’altro, per iniziare a delineare le misure che caratterizzeranno la programmazione 2028–2034”.

L’assessore Enrico Rossi

Dopo tre mesi dal suo insediamento, durante i quali si è registrato anche l’avvicendamento del dirigente del Servizio, l’assessore regionale all’agricoltura chiama a raccolta associazioni e organizzazioni di settore per quello che definisce “un grande momento di reciprocità che, al di là dell’azione ordinaria di definizione delle misure e della calibrazione della loro entità, ritengo fondamentale per chiarire le linee direttrici che dovranno ispirare la nostra azione nei prossimi anni”.

Mostrando, per il momento a parole, di puntare effettivamente ad un deciso cambio di passo – rispetto a quel recente passato che non sarà certamente ricordato tra i migliori per l’agricoltura regionale – Rossi chiarisce che “saremmo fuori strada se ci limitassimo, nella quotidianità, a gestire e chiudere bandi, perdendo di vista quelli che sono i principali obiettivi a effetto moltiplicativo, capaci di incidere in modo significativo sulla redditività degli agricoltori e, di conseguenza, sulla capacità di attrarre nuove generazioni. Il tema del ricambio generazionale non può essere affrontato solo in termini numerici. Le parole chiave per attrarre i giovani – ha continuato – sono competitività delle aziende, innovazione e tecnologia. È su queste tre direttrici che dobbiamo investire per invertire la tendenza alla scarsa continuità dell’attività agricola tra le nuove generazioni, anche tenendo conto delle dimensioni spesso troppo ridotte delle nostre imprese agricole. Abbiamo il dovere, come istituzioni, come politica e come associazioni di categoria, di rafforzare questo rapporto di reciprocità, accelerando i processi decisionali e orientando l’attività agricola verso quegli ambiti che possono garantire maggiore soddisfazione economica, competitività e innovazione tecnologica”.

Alessandro Alessandrini

Concetti che vengono apprezzati da Confagricoltura, pronta a fare la sua parte per supportare la politica regionale in scelte strategiche. Lo conferma il direttore regionale Alessandro Alessandrini che spiega: “Bene gli Stati Generali, durante i quali ribadiremo la nostra posizione, che si riconduce a due concetti chiarissimi. Il primo: anziché  chiedere soldi a pioggia, si parta con un’analisi, seria, dei contributi erogati dalla Regione negli ultimi 15 anni , vale a dire negli ultimi due Psr, andando a vedere dove, per cosa e per quali categorie di coltivazioni o investimenti sono stati utilizzati. Questa è l’unica via per poter valutare sia gli effetti positivi prodotti che le tante mortalità delle aziende che hanno ricevuto gli aiuti. Perché continuare a distribuire soldi solo per poter fare qualche comunicato stampa od accontentare qualche elettore, anche su settori destinati a morire, è senza logica. Secondo concetto:  partiamo dalle attività che fanno parte del dna agricolo regionale, senza rincorrere colture improbabili, di moda o purtroppo non più attuabili. Puntiamo su quelle che ancora riescono a garantire reddito agli agricoltori e che, nonostante le mille difficoltà, restano grano duro e girasole, premiando e supportando chi decide di seminare queste colture che non solo ci sfamano, ma rendono anche unico il nostro paesaggio. Salviamo poi la zootecnia, che si sta estinguendo nonostante esagerati contributi a pioggia, tanto che siamo arrivati al punto che proprio nella nostra regione sta scomparendo quella razza bovina, la Marchigiana, che porta il suo nome. Un intervento incisivo, infine, dovrà essere fatto anche nel settore del vino con scelte, magari impopolari, ma che possano riequilibrare l’intero comparto evitando sia surplus produttivi sia realtà che commercializzano prodotti a prezzi stracciati destabilizzando il mercato, come purtroppo successo nel passato con il Verdicchio. Su questi punti, per poi spaziare su altri non meno importanti, Confagricoltura c’è. Senza pregiudizi, con quella lealtà e quella serietà che da sempre la contraddistingue”.

 

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