Marche Agricole si è già occupata nei giorni scorsi del disegno di legge approvato al Senato che punta a modificare una normativa sulla caccia ferma da oltre 30 anni e non più adeguata alle diverse esigenze che si stanno delineando nel territorio, a partire dalla proliferazione di alcune specie di fauna selvatica.
Sul tema interviene anche Confagricoltura Marche che, condividendo il pensiero della direzione nazionale dell’associazione, evidenzia che le attuali difficoltà sono legate alla perdita di redditività delle attività agricole, con conseguente rischio di abbandono dei territori montani e collinari, ma anche alla diffusione della Peste Suina Africana e agli squilibri ambientali causati dalla densità della fauna non compatibile con l’ambiente stesso. Senza tralasciare la salute e la sicurezza pubblica.
“Il ddl approvato al Senato – rimarca la Confederazione – coglie la necessità di creare un maggiore equilibrio tra la natura e le attività produttive: questo significa protezione della fauna selvatica che implica anche la sua gestione attiva. In tal senso è positivo l’ampliamento del novero dei soggetti attuatori nell’ambito dei piani di controllo che comprende ora anche gli imprenditori agricoli, i proprietari e i conduttori dei fondi in cui i piani vengono attuati, contribuendo così a una migliore gestione del territorio.
Come è anche positiva la conferma del ruolo rilevante svolto dalle Aziende Faunistico Venatorie e Agrituristico Venatorie. La peculiare e strategica funzione di questi istituti, ad avviso di Confagricoltura, deve essere rafforzata e protetta anche in un’ottica di tutela ambientale, vista l’importanza che potrebbero avere per migliorare la gestione dell’ambiente e per tutelarne gli ecosistemi, contribuendo anche alla prevenzione degli incendi, del dissesto idrogeologico, e a combattere il cambiamento climatico valorizzando il ruolo dei boschi, dei pascoli e del suolo a catturare la CO2″.









