Marche: cresce il biologico, ma solo grazie ai contributi

Una scelta dettata più dagli incentivi economici pubblici che dal valore aggiunto della trasformazione dei prodotti
Economia
di Alberto Maria Alessandrini

Le Marche si confermano una delle regioni italiane più fortemente orientate all’agricoltura biologica. È questo il sunto di quanto emerge dal rapporto “Bio in Cifre 2025” di ISMEA. Un report dettagliato, regione per regione, che restituisce l’immagine di un comparto ormai strutturale per il sistema agricolo regionale, caratterizzato da un’elevata incidenza della superficie biologica sulla SAU totale e da una diffusione capillare delle aziende coinvolte

Secondo le elaborazioni SINAB–ISMEA, infatti, la superficie agricola biologica marchigiana ha superato i 134 mila ettari nel 2024, più che raddoppiando rispetto al 2015 (455.099 gli ettari totali coltivati in regione) . Un dato che colloca le Marche stabilmente tra le realtà con la maggiore incidenza del Bio a livello nazionale, ben al di sopra della media italiana

Una diffusione del biologico marchigiano che riflette fedelmente anche la vocazione agricola regionale. I seminativi – in particolare cereali e colture foraggere – rappresentano la quota prevalente della SAU biologica, seguiti da prati e pascoli e da alcune colture permanenti, come l’olivo e la vite, presenti con percentuali più contenute ma in progressiva stabilizzazione

Si tratta di un modello che privilegia sistemi produttivi estensivi, spesso legati a quel poco che rimane di zootecnia ed alle rotazioni colturali, più facilmente compatibili con il disciplinare biologico e con la morfologia collinare della regione. Un’impostazione che ha consentito al comparto di crescere in modo continuo nel tempo, senza le forti oscillazioni registrate in altre aree del Paese.

Anche sul fronte degli operatori, le Marche, mostrano una dinamica positiva di lungo periodo. Nel 2024 si contano oltre 3.900 operatori biologici, con un incremento di circa il 75% rispetto al 2015, mentre la variazione rispetto al 2023 risulta ormai marginale, segnale di un comparto entrato in una fase di maturità ormai prossimo alla saturazione.

Non si tratta, dunque, di un rallentamento strutturale, ma piuttosto di un consolidamento: il biologico marchigiano, infatti, cresce meno in termini di nuove superfici, ma tende a rafforzarsi sul piano organizzativo e produttivo.

Accanto alla vocazione territoriale e alla crescente sensibilità ambientale, i dati suggeriscono però una lettura meno idealizzata del fenomeno ed estremamente più concreta. Il progressivo aumento del biologico nelle Marche – come nel resto d’Italia – risulta strettamente legato agli incentivi di natura economica riconosciuti alle aziende agricole. I premi agroambientali della PAC, i sostegni del PSR e le misure specifiche a favore del Bio hanno rappresentato, soprattutto negli ultimi dieci anni, un fattore decisivo nelle scelte di conversione. In molti casi, l’adesione al biologico ha consentito alle aziende di: integrare il reddito agricolo, compensare la riduzione delle rese e mantenere la sostenibilità economica in aree marginali.

Non a caso, la crescita più significativa delle superfici biologiche si è concentrata proprio nelle colture e nei sistemi produttivi maggiormente sostenuti dagli aiuti pubblici, come i seminativi estensivi e i prati-pascoli, colture con minore valore aggiunto rispetto ad altre (frutta, verdura, olivo, etc..)

Il biologico marchigiano appare oggi come un comparto solido, ma chiamato ad affrontare nuove sfide. Da un lato, la possibile rimodulazione degli incentivi europei rischia di mettere in discussione gli equilibri economici di molte aziende; dall’altro, emerge la necessità di puntare maggiormente su una migliore valorizzazione delle produzioni Bio anche tramite la trasformazione e l’implementazione di filiere locali così da garantire una efficace commercializzazione del prodotto.

In questo senso, il futuro del biologico nelle Marche non potrà che dipendere sempre meno dalla semplice estensione delle superfici e sempre più dalla capacità di generare valore aggiunto, riducendo la dipendenza dagli aiuti e rafforzando il legame tra produzione, mercato e territorio.

Tags: agricoltura biologica, Biologico, in evidenza

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